Saper “leggere” un piatto di pasta in Giappone

Saper “leggere” un piatto di pasta in Giappone

Questo e’ un post del mio amico Bangly.

[Maggio, 2013] Parlando con un mio amico giapponese, Koji, studioso e appassionato di enogastronomia, sono venuto a conoscenza di un piatto “italiano” che si prepara in Giappone, ma che io non conoscevo.

Si chiama Napolitan.

Sono spaghetti (un po’ scotti) con peperoni dolci, bacon o wurstel, e ketchup, ai quali possono essere aggiunti formaggio o altri ingredienti sussidiari.

Da quello che mi ha riferito Koji, questo piatto era molto popolare in Giappone quando lui era ragazzo (intorno alla metà degli anni 60’) ed era considerato “cucina italiana”.

Tuttavia, come era possibile che una pietanza che in Italia ancora oggi non esiste fosse considerata cucina italiana in Giappone? A quel punto abbiamo provato unendo le nostre conoscenze a formulare un’ipotesi.

Probabilmente la storia di questo piatto inizia nella seconda metà del XVIII secolo, quando i primi italiani emigrarono in America portando con sé la loro tradizione culinaria.

Però, forse, in quegli anni non disponevano degli ingredienti necessari per cucinare i loro piatti e furono costretti a sostituirli con quelli che avevano a disposizione.

Quindi per esempio, la salsa di pomodoro divenne ketchup e il macinato bacon.

Successivamente dopo la seconda guerra mondiale, questo piatto, che ormai in America si era canonizzato come “cucina italiana”, arrivò in Giappone, portato dai militari che occuparono questo paese dal 1945 al 1952.

Dopo poco più di un decennio,  il piatto si è diffuso anche in Giappone come “cucina italiana”.

Oggi sembra non sia molto apprezzato dalle nuove generazioni, ma per i quarantenni, seppur conoscitori della vera cucina italiana, continua ad essere un piatto molto ambito, forse perché gli ricorda la loro gioventù.

Il giorno stesso sono andato a mangiarlo ed anche se non mi è piaciuto molto, è stata davvero un’esperienza unica, proprio come mangiare una fetta di storia.

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